Il Giro del confinale

Il Giro del confinale è un po’ come ricevere tanti regali, essere ansiosi e curiosi di scartarli in tutta fretta e non rimanere mai delusi.
Nessun regalo da riciclare ai prossimi compleanni.

La partenza da Niblogo, mattino ( quasi) presto, l’ascesa se così vogliamo chiamarla è quasi una passeggiata fino alla baita del pastore, una scampagnata lunga con occhi e sguardi verso le vette e gli alpeggi che a destra e sinistra ci accompagnano in valle.

La Val Zebrù è proprio bella. L’avrò pensato almeno quindici volte mentre camminavo in direzione Quinto Alpini.

E’ bella perché ci racconta tante cose. Tutte diverse. Tutte magnifiche.

Ci racconta i prati verdi scozzesi con qualche fischio di marmotta e i cervi a brucare o riposare. Ci racconta le rocce spesso a punta di una varietà di grigio che crea contrasti affascinanti. Ci racconta il fiume che scorre, le baite di legno..

Fino alla Baita del Pastore l’itinerario è molto rilassante. Ma poi..

Poi arriva il bello, o il brutto. Se ami la montagna direi il bello.

La strada sale, e sale forte. A volte le pendenze sono da “Mortirolo” per i ciclisti e ancor di più. Lo sguardo inizia ad abbassarsi, le cime che si aprono davanti per ora le lasciamo lì, qui contano molto le gambe e molto il fiato.

L’obiettivo della prima tappa, quasi sempre il Rifugio Quinto Alpini, ci dà la forza di proseguire e di spingere sulle gambe. Tutto intorno a noi ormai solo rocce, uno scenario quasi lunare o da Vulcano spento.

Lassù col tetto giallo il Rifugio Quinto Alpini sembra chiamarci. Sembra farci assaporare già un buon Tè caldo e una fetta di torta fatta in casa. Mannaggia a lui.

Iniziamo a vedere qualche stambecco, segnale che ormai siamo in alta quota, le ultime curve hanno pendenza importante, ma quando il Rifugio si palesa appena sopra di noi, le forze arrivano da sole.

Lo scenario che si presenta è pazzesco. Vette dappertutto, valli scoscese di nevai e rocce e un panorama da favola.

Si dorme al rifugio. In realtà si mangia, si beve e si dorme al rifugio.

La mattina seguente ci aspetta la seconda parte del nostro giro del confinale: destinazione Val Cedec e Valle dei Forni.

Per raggiungere le valli bisogna attraversare il Passo Zebrù, quota 3000 e qualcosa metri. Non male eh.

Perdiamo circa 200 metri di quota dal rifugio e prendiamo a sinistra un sentiero che in costa in circa un paio d’ore ci porta al Passo Zebrù. Il sentiero è quasi sempre largo a sufficienza, alcuni passaggi sono più esposti e sopratutto la roccia è molto franabile ( “al massimo sarà friabile, e comunque frana non è che fria”).

Con un po’ di attenzione e concentrazione si passano senza problemi.

Un solo canalino con catene ci separa dall’ultimo tratto prima del Passo. Anche in questo caso nulla di insuperabile, solo la solita attenzione che in montagna non deve mai mancare e un po’ di forza nelle braccia e gambe per superarlo.

L’ultimo tratto prima del Passo è stato a mio avviso il più bello, la strada si alza, si attraversa qualche ultimo nevaio (niente di che) per arrivare allo scollinamento.

L’idea di arrivare ai 3 mila, di guardare il panorama da lassù, di scoprire cosa c’è dietro, ti portano a stringere i denti o addirittura aumentare il passo.

E’ inutile raccontarvi la bellezza del panorama, non credo di aver mai visto così tanti ghiacciai tutti insieme dallo stesso punto di osservazione. Oltre che vette bellissime ( il Gran Zebrù) e due vallate dai mille colori.

Dal passo si scende a tutta corsa tra i tornanti del sentiero che porta al Rifugio Pizzini.

20-30 minuti e si arriva ai piedi del ghiacciaio del Cevedale.

La Val Cedec è particolare, molto intrigante e affascinante, sembra di stare così lontani da casa… in scenari quasi Argentini e Cileni. Il ghiacciaio imponente, una valle che un tempo lo fu anch’essa un ghiaccio, e si vede. Il Gran Zebrù che domina davanti, i tanti appassionati che arrivano in Mountain Bike o a piedi.

Dal Rifugio Pizzini si scende verso la Valle dei Forni e il Rifugio Forni, ultima tappa del nostro giro prima di rientrare in Valfurva.

Si può scendere da diversi sentieri, scegliamo quello “Panoramico”. Un sentiero di sali e scendi che per circa 40 minuti mantiene la stessa altezza e ci regala qualche marmotta, un laghetto alpino, erba verde e panorama sulla valle sotto.

L’ultimo tratto è in completa discesa, in circa 20 minuti si perdono 400 metri di quota e in picchiata si arriva al Rifugio Forni, dopo decine di tornanti e qualche mucca al pascolo.

La velocità con la quale si scende fa un po’ dimenticare di guardarsi attorno ma sarebbe più che consigliato, sulla sinistra là in alto il Ghiacciaio dei Forni,  e tutto intorno piccoli abeti e fiori che fanno molto Estate.

Insomma, che altro dire? Il giro del Confinale è proprio un bel regalo, una bella sorpresa, una bella conferma. Tutto ciò che è montagna è qui, tutto ciò che è Alpi è qui.

Tutto ciò lo abbiamo amato dal primo all’ultimo passo.

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