Le Valli del Pasubio e la strada delle 52 gallerie

Un’escursione diversa dal solito, tra le montagne e le cime che separano il Vicentino con Trento.

Un viaggio nella memoria storica, un viaggio attraverso il primo conflitto mondiale, le battaglie, le conquiste e le difese, l’orgoglio e il patriottismo, la difesa del territorio.

La strada delle 52 gallerie è una lunga ascesa verso gli scenari sacri della prima guerra mondiale. Queste 52 gallerie, scavate dagli italiani avevano la funzione di collegamento con le postazioni più alte, al riparo dal fuoco nemico.

Le gallerie raggiungono anche le decine di metri e la più lunga supera i 300 metri, con pendenze a volte impegnative, rese ancor più difficili dal terreno scivoloso e bagnato.

Tra una galleria e l’altra il paesaggio si caratterizza di rocce, alberi e piccoli arbusti con diverse vedute verso la Valle.

Le gallerie terminano al Rifugio Achille Papa, posto a quota 1928 metri sul livello del mare, dopo circa 2 ore – 2 ore e mezzo di camminata.

Il percorso è suggestivo e anche impegnativo. D’obbligo scarpe da montagna e anche una torcia o frontalino.

Raggiunto il Rifugio Papa si può proseguire salendo verso la chiesetta di Santa Maria posta a 2 mila metri seguendo il sentiero 120 che porta verso il Rifugio Lancia.

A circa metà percorso troverete una piccola conca con le 7 croci.

Da qui un sali e scendi fino raggiungere la vallata (in territorio Trentino) che ospita il Rifugio Vincenzo Lancia, a quota 1825 metri.

Dal Rifugio Lancia possiamo partire con una seconda parte di questo affascinante itinerario. Questa seconda parte ci porterà sulla cresta di tre monti simboli del Pasubio: il Dente Italiano, il Dente Austriaco e Cima Palon.

Dal Rifugio la soluzione migliore è imboccare il sentiero 102 che poi si ricongiunge con il sentiero 105 che ci porta verso il primo Dente. Un sentiero bellissimo, immerso tra abeti, rododendri e piccoli arbusti su roccia. Il Dente Austriaco è il primo che incontriamo e successivamente si raggiunge il Dente Italiano con una piccola discesa sulle rocce e una salita immediata sempre tra piccoli e grandi sassi.

Il percorso è faticoso per lunghezza ma non troppo impegnativo. Pochi i passaggi in costa.

Si raggiunge Cima Palon con un bellissimo scenario a 360 gradi sulla Valle, sui Monti del Trentino, quelli a confine con il Garda e il Veneto.

Da Cima Palon, punto più alto dell’escursione (2230 metri slm) si scende verso la bocca dell’incudine prendendo il sentiero delle creste che ci porta fino alla Galleria Havet. Questo sentiero super panoramico (se non fosse per le nubi basse la nebbia ascensionale) in costa e spesso a zig zag ci porta velocemente a quota 1700 circa per poi riprendere la strada degli eroi che possiamo percorrere fino a Pian delle Fugazze, luogo di fine escursione, oppure seguire i taglioni lungo il sentiero E5 che, sotto un bellissimo bosco prevalentemente di Faggi, ci conducono a valle.

Un’escursione in due giorni, di circa 35-40 km, mai impegnativi e pericolosi ma comunque pur sempre faticosi.

I rifugi di appoggio sono il Rifugio Papa e il Rifugio Lancia dove poter mangiare, riposare e dormire la notte.

Lo scenario carsico e dolomitico mischiato al ricordo degli avvenimenti bellici rendono questo luogo selvatico ed affascinante più di molti altri.

Queste terre sono casa di numerosi Camosci, i quali adorano pascolare e saltare tra rocce, sassi e prati verdi e delle Stelle Alpine, fiore tipico delle nostre montagne.

Un luogo dunque dove natura e storia si intrecciano completamente regalandoci un’escursione da portare nel cuore.

La Valle dei Forni e La Val Cedec

Una parola può descrivere e riassumere questi luoghi: NATURA.

Se dovessi pensare al concetto di natura, lo penserei così, proprio com’è la Valle dei Forni e la Val Cedec.

Cosa immagini quando pensi alla natura? Cosa disegneresti in un foglio immaginario se dovessero chiederti: disegna la natura!?

Disegneremmo più o meno tutti degli Alberi, delle Cime con un po’ di neve, un ruscello, dei prati e un sole splendente in un cielo limpido.

Quest’immagine “bambinesca” del concetto di natura è ciò che più si avvicina a questa parte di mondo, a questa parte di Lombardia.

La mia partenza è il Rifugio Forni, situato dopo gli abitati della Valfurva e punto iniziale di tanti sentieri ed escursioni. Obiettivo è il giro ad anello: Forni – Branca – Pizzini – Forni passando per il sentiero Glaciologico alto.

Il sentiero Glaciologico alto è quello più lungo ma ovviamente quello più affascinante e naturalistico. I primi passi immersi in abeti e rododendri lasciano spazio a piccole radure verdi con piccole rocce e parecchi fiori.

Questo primo tratto è il più impegnativo, niente di impossibile, ma essendo ancora poco “caldi” , un po’ di fatica la si può sentire. Si sale fino a raggiungere un primo pianoro con resti militari della prima guerra mondiali. La vista del Ghiacciaio che ogni tanto ci appare di fronte è suggestiva e magnifica, da lasciare senza fiato. Quasi un incentivo a camminare più forte per arrivare in fretta davanti ad esso per ammirarlo meglio.

Prima di raggiungere la bocca del Ghiacciaio si scende perdendo qualche metro attraverso dei piccoli pascoli abitati da numerose marmotte fino ad arrivare all’attraversamento dei Ponti Tibetani, abbastanza brevi e soprattutto per niente alti. Dai ponti possiamo avvicinarci alla bocca del Ghiacciaio per ammirare tutte le sue sfaccettature, i suoi rigoli d’acqua, le sue increspature, la sua maestosità che nonostante il graduale e inesorabile scioglimento, continua ad affascinare.

Proseguiamo verso il Rifugio Branca e in pochi minuti lo raggiungiamo senza particolari fatiche. Dal Rifugio Branca scegliamo il sentiero che conduce al Rifugio Pizzini,  rimanendo in costa e non scendendo verso valle. Il sentiero è chiamato il sentiero delle Marmotte e non è difficile capire il perché. Decine e decine di marmotte avvistate, qualcuna più temeraria altre più diffidenti ci hanno accompagnati verso la risalita della Val Cedec.

Il Rifugio Pizzini si raggiunge in poco meno di due ore, gran parte del percorso molto semplice e piano con un tratto più impegnativo nel finale dove si guadagnano tutti i metri per colmare il gap dai 2400 circa del Branca ai 2700 circa del Pizzini.

La Val Cedec è meravigliosa, dominata dal Gran Zebrù e dal Cevedale, è perfetta per ammirare il paesaggio alpino e anche per un meritato relax al sole dei quasi 3 mila metri.

Torniamo dal sentiero alto, quello panoramico che in circa un’ora ci riporta al Rifugio Forni. Questo sentiero non è da trascurare, sebbene sia l’ultima parte e abbiamo già speso molto sia in fatica che in meravigliose vedute, questo ultimo tratto sa regalare la passeggiata perfetta per concludere una giornata perfetta. Il suono delle marmotte, la vista sul Ghiacciaio dei Forni, il sali e scendi, altre Rovine belliche e poi la discesa impetuosa e divertente verso i Forni attraversando le Baite dei Forni e camminando attraverso rododendri, gli abeti e il verde dei prati estivi.

Un giro ad anello di circa 17 km per circa 4 ore e 30 minuti di camminata. Dislivello di 1800 metri circa. Altitudine massima 2770 metri circa, altitudine di partenza 2200 metri circa.

Primavera in Val Biandino

La primavera rinasce presto in Val Biandino, si mischia e si confonde con i tratti invernali, con la neve che stenta ad andarsene, con le mattinate fresche e umide e con i temporali assidui pomeridiani. Ma rinasce.

Rinasce riempendo e colorando la Valle di Crocus. Dipigendo di verde i suoi prati. Salutando nuovamente le sue marmotte con il loro fischio. E gli stambecchi a brucare la nuova erba.

Salire al Legnoncino

La salita al Legnoncino è una delle mie escursioni preferite.

In autunno, in primavera, d’estate e persino in inverno. Ogni stagione offre scenari e paesaggi molto suggestivi e affascinanti.

Il legnoncino da lontano non suscita grandi emozioni. Insomma non è sicuramente come guardare le Grigne o il fratelo maggiore Legnone.

La bellezza di questa “piccola” montagna (1700 metri di altitudine) è sicuramente da scoprire cammin facendo.

L’itinerario che io preferisco e che pratico sempre è quello che parte dal Laghetto di Artesso, poco sopra all’abitato di Sommafiume salendo da Sueglio.

Lasciando l’auto nei dintorni del piccolo laghetto, seguiamo le indicazioni per il Rifugio Bellano. Circa 10 minuti di ascesa abbastanza ripida per raggiungere questo piccolo angolo di pace immerso nel bosco. Qui siamo a quota 1300 mt.

Proseguiamo sull’unico sentiero visibile che dal rifugio conduce ai Roccoli Lorla, seguendo un percorso immerso nel bosco e delineato da Trincee risalenti alla prima guerra mondiale. (per approfondimenti)

Lungo il sentiero possiamo ammirare scorci magnifici sul Lago di Como e sulle vette del medio-alto Lario. Bregagno, Pizzo Gino e così via.

Arrivati ai Roccoli Lorla (1400 mt) dopo circa 30-40 minuti di camminata, mai pesante e quasi sempre in falsopiano, troviamo un secondo laghetto e un secondo rifugio immerso nel bosco, prevalentemente di conifere.

Al Lago possiamo scegliere tra due itinerari, la strada militare che troviamo oltre il lago stesso e che si percorre dal parcheggio auto del rifugio oppure costeggiando il lago sulla destra (circa a metà) cercando una delle piccole tracce visibili sotto il bosco che portano verso una direttissima che raggiunge quasi la cima del Legnoncino.

Questa direttissima è pendente ma non pericolosa e in circa mezz’ora ci porta a quota 1700 mt. In allenamento anche meno.

La strada militare invece ci regala scenari e panorami verso il Legnone e l’alta Val Varrone fin verso Premana e le sue vette e si percorre in circa un’ora. Ideale per le Mountain Bikes.

La cima del Legnoncino è spettacolare. Sopratutto per la sua vista a 360 gradi sull’alto lago da un lato e la Riserva di Pian di Spagna con le vette della Val Chiavenna, sul medio e basso lago, soprattutto comasco. Sulla catena del Monte Rosa, sull’Alpe del Giumello, su parte della Val Varrone e Premana e sul fratello Legnone.

Godetevi la vista e se è soleggiato anche un clima piacevole, attenzione solamente al vento, spesso forte da quelle parti.

Gli animali che abitano il Legnoncino sono prevalentemente ungulati. Cervi, camosci e cinghiali.

I primi sono pressoché invisibili. Rifugiati nei boschi fitti della montagna. Ma durante il periodo degli amori qualche bramito si può sentire. I camosci invece sono visibili spesso dalla cima del Legnoncino guardando sulle rocce e pendii sottostanti.

Panorama Alpe Giumello

Il panorama dall’Alpe Giumello offre scenari unici nel comparto delle Prealpi lecchesi.

L’alpe Giumello si trova a 1500 metri circa nel comune di Casargo in Valsassina ma grazie alla sua posizione offre vedute meravigliose sul Lago di Como e quello di Lugano, e tutte le vette attorno ad essi.

E’ un’escursione accessibile a tutti, si raggiunge l’alpe stessa direttamente in auto attraverso una strada asfaltata e ampia abbastanza.

Da Lecco sono circa 30-40 minuti di strada. Quindi dalla Brianza e il milanese circa un’ora o poco più.

E’ un itinerario che offre due possibile scenari. Quello della camminata semplice e prevalentemente in piano. I cosiddetti “due passi all’aria aperta” oppure quello fotografico, grazie ai colori sempre accesi e ad un panorama di notevole bellezza.

Il mio consiglio è quello di raggiungere l’alpe, parcheggiare e prendere il sentiero facilmente visibile accanto al parcheggio e dirigersi verso le piccole baite dell’alpeggio in direzione ovest.

Circa 15-20 minuti di passeggiata (superando un secondo agglomerato di baite) per raggiungere uno spiazzo (in curva) che vi farà subito innamorare grazie alla vista che vi troverete di fronte.

Buona parte del Lago di Como, Bellagio, Bellano, Menaggio e i paesi del versante comasco, le vette confinanti con la Svizzera, parte del lago di Lugano, il Monte San Primo e tanto altro.

Se avete la passione fotografica, portate con voi il cavalletto e iniziate ad immortalare gli scenari spesso mutevoli di quel paesaggio: nubi che scorrono, colori che cambiano, il calar del sole in fronte a voi che regali tramonti fantastici…una magia naturale!

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