Giro ad anello da Casargo in Val Varrone

Un’escursione partendo dalla Valsassina e per raggiungere i rifugi e gli alpeggi della Val Varrone.

L’ ho studiato per giorni questo itinerario. Avevo una gran voglia di sfogare lo stress della vita quotidiana e di camminare. Di camminare parecchio.

Questa è una zona che amo particolarmente e che frequento particolarmente.

Praticamente il 90% di questo itinerario lo avevo già percorso ma in tante escursioni diverse (e anche in stagioni diverse).  Ho provato a mettere insieme queste diverse escursioni e farle diventare una cosa sola. Un giro ad anello sorprendente e affascinante.

Credo di esserci riuscito.

giro anello Casargo Val Varrone

Partenza da Faedo, località di Casargo in Valsassina. Poco prima di entrare in Premana.

Da faedo, si parcheggia l’auto al termine della strada asfaltata che costeggia prati e baite e prima di iniziare lo sterrato che ci porta verso la prima meta: Rifugio Ombrega.

Il sentiero per la prima mezz’ora si snoda sotto boschi di grandi faggi, un bene per i “Fungiatt”. Al fresco e con un venticello super apprezzabile. Quel giorno c’erano 35 gradi in pianura.

Per la prima oretta il sentiero è tutto abbastanza uguale, qualche spiraglio di vista su Premana e sui suoi bellissimi alpeggi interrompono la lunga “sfilata” dei faggi.

Il sentiero ci accompagna in Val Marcia e dobbiamo prestare attenzione ad un bivio. Prima che il sentiero inizia la sua discesa verso il torrente sulla destra noteremo una svolta segnata con del legno dai colori bianco e rosso tipici dei sentieri. Il sentiero inizia una ripida ascesa tagliando su questo pendio per portarci nel sottobosco più vero.

Da qui in poi scordiamoci lo sterrato tranquillo e pianeggiante, il sentiero inizia a recitare la sua parte “migliore”. Tornanti, passaggi su piccoli torrenti, tracce strette, tutto sotto un fitto bosco sempre prevalentemente di Faggi.

Un’ora circa di camminata prima di sbucare all’Alpe Dolcigo, dove incontriamo produttori di formaggio di capra con le bestie sparse per tutto l’alpeggio.

Da lì riprendiamo appena sopra il sentiero che conduce al Rifugio Ombrega dall’Alpe Paglio e passando per il Larice Bruciato.

20 minuti di sentiero pianeggiante e raggiungiamo la nostra prima meta: il Rifugio Ombrega. (1580 m)

Situato in un bellissimo contesto,  questo rifugio si trova in una valle a conca abbastanza stretta, con tanto verde attorno e una splendida vista verso l’abitato di Premana.

Ideale per una pausa merenda con torta e bibita seduti sul bellissimo tavolone all’esterno del Rifugio.

Prossima fermata: Rifugio Santa Rita! (2000 m)

Il mio consiglio è quello di chiedere al Rifugista (sempre molto cordiale e preciso) la traccia migliore da prendere per poter raggiungere il crinale sopra di voi da dove si scollina per raggiungere il Santa Rita.

Dietro al Rifugio, guardando verso monte, inizierete a salire seguendo una piccola traccia che prosegue sotto alcuni larici e poi attraversa un torrente per raggiungere una piccola baita posta sopra il rifugio. Dalla Baita e con la valle alle nostre spalle bisogna tenere una traccia che parte verso destra e sale verso la Bocchetta d’Ombrega.

Una volta raggiunta la bocchetta e scollinato, teniamo la sinistra con la segnaletica che ci ricorda che il Santa Rita è distante ancora 1h50 minuti. Si può fare in 1h e 20 1h e 30 minuti.

Ah dimenticavo. Alla bocchetta una pausa fotografica è d’obbligo. Di fronte a noi le Grigne e i Piani di Bobbio oltre che il Resegone e parte della Valsassina. Attorno a noi invece la montagna risulta di un colore giallo molto “wild” con il sentiero che lo attraversa.

Proseguiamo verso il Rifugio Santa Rita con il sentiero che dapprima resta in costa con vista sulla Val Biandino a destra, e poi ci regala alcuni tratti con doppia vista sia su Biandino che sulla Val Varrone e il Rifugio Casera Vecchia, nostro prossimo obiettivo.

Il sentiero ci conduce ai Laghitt, uno spiazzo con qualche tavolo Pic Nic e meravigliosa vista sul Pizzo dei 3 Signori e la Val Biandino. Consigliata una piccola sosta.

Da qui ancora una mezz’ora per raggiungere il Rifugio Santa Rita. Troviamo un bivio dove possiamo scegliere se prendere il percorso più facile tenendo la sinistra e costeggiando la montagna oppure facendo la cresta con il percorso più difficile. Le tempistiche sono le stesse, le difficoltà del percorso più duro non sono così elevate.

Arriviamo al Santa Rita, nostra seconda tappa e per una seconda merenda e piccolo break rigenerante. Magari seduti sul muretto con vista sul 3 Signori.

Dal Santa Rita seguiamo per il Rifugio Falc, la segnaletica ci indica 1 h di tempo, in realtà per chi ha buon passo sono sufficienti 30-40 minuti.

Questa parte di sentiero mi è molto a cuore e la ritengo super affascinante, le rocce immense a destra sotto il Pizzo Varrone, la vista della Valle a sinistra e delle altre cime confinanti con la Val Gerola e la Valtellina.

Qui è terreno per marmotte e gracchi, se si è fortunati anche qualche camoscio.

Il sentiero resta in costa fino ad un bivio, a sinistra si prende per la Bocchetta di Trona, il rifugio Trona Soliva e la Val Gerola o per scendere in Val Varrone verso il Rifugio Casera Vecchia, a destra si prosegue verso il Rifugio Falc, la cima del 3 Signori e il Lago di Inferno.

Facciamo la nostra terza sosta dell’itinerario. Scegliamo di pranzare al Rifugio Falc (2120 m) nella bellissima cornice che lo circonda. Ci prendiamo anche qualche minuto per fare due foto al Lago Inferno, ogni volta con colori e sfumature diverse.

Riprendiamo il nostro giro ad anello, da qui si inizia a scendere praticamente fino al ritorno a Casargo.

Ritorniamo al bivio precedente e seguiamo le indicazioni per la Casera Vecchia e Premana. 40 minuti di bella discesa per entrare in Valle e raggiungere il Rifugio Casera Vecchia. L’alta Val Varrone è molto intrigante, selvatica e bella. Le Marmotte ci fischiano, qualche Gheppio in volo e i pendii che da destra e sinistra ci regalano vedute pazzesche. E dietro a noi, il Pizzo Varrone a controllarci…

Proseguiamo lungo la valle seguendo il torrente Varrone per addentrarci nei boschi che ci conducono agli alpeggi Casarsa e Forni.

Una volta raggiunti, la strada diventa una mulattiera appena rifatta che in poco meno di un’ora ci porta a Giabbio, zona industriale di Premana.

Da qui l’ultimo tratto del nostro giro ad anello, seguiamo per Ronco e rientriamo verso la Val Marcia. E’ quando pensi che ormai sei arrivato e che il “peggio” sia passato, che ti ritrovi con pendenze impegnative tra prati e boschi verso Faedo. Circa 30-40 minuti finali, con le ultime energie rimaste.

Il nostro giro ad anello si conclude qui. Faticoso, impegnativo certo, bisogna essere certamente ben allenati ma bello, molto bello.

Circa 9-10 ore totali di escursioni, comprese le 3 pause elencate al Rifugio Ombrega, Rifugio Santa Rita e Rifugio Falc. 30 km di camminata, dislivello importante tra salita e discesa di circa 2700 metri.

Animali che si possono avvistare: Camosci, marmotte, stambecchi, poiane e aquile.

Alpe Angeloga, Valle Spluga

L’Alpe Angeloga è raggiungibile facilmente da Chiavenna, Campodolcino e Madesimo essendo sulla strada che porta al Passo dello Spluga, famosissimo collegamento tra Svizzera e Italia.

L’escursione è di quelle estive, da ruscello, fiori e prati verdi.

La cosa bella di questa escursione è che con “solo” 1 ora e 30 di camminata, 1 ora e 10 se si ha buon passo, ci si ritrova a quota 2000 metri e oltre. Tutto ciò senza dover guidare su strade sterrate per chilometri e chilometri.

Di conseguenza direi che non è la tipica meta e gita di pura tranquillità e pace in piena estate ma se ci si incammina presto il mattino, vedrete che non sarà sicuramente affollata.

Il sentiero è praticamente una serie infinita di gradoni e tornanti, tutti ottimi per allenare gambe e fiato. (Quindi senza allenamento sarà abbastanza faticoso).

Il paesaggio è quasi sempre molto interessante, dapprima il torrente che costeggia il sentiero con qualche cascatella qua e là, poi i tornanti ci portano più in alto e il panorama ci regala scorci di alta montagna con il Pizzo Stella davanti e le cime dall’altro lato della Valle.

Il sentiero è tutto d’un fiato, si parte e si arriva senza mai rifiatare (personalmente qualche sali e scendi ogni tanto lo preferisco), e solo nel finale il paesaggio cambia.

Si arriva in una piccola valletta, con il torrente a fianco, vegetazione bassa e folta e sassi e rocce. Da lì parte una piccola rampa di rocce, molto interessante, quasi una collinetta da scalare ( in realtà di scalata non c’è nulla) per arrivare all’Alpe Angeloga.

Una volta raggiunta l’Alpe, lo scenario cambia parecchio. Il Pizzo Stella domina sulla destra, qualche nevaio resiste sui pendii, il Rifugio Chiavenna e il Lago Angeloga come attrazione principale.. Sentiamo qualche fischio di marmotta e ammiriamo le bellissime baite dell’Alpeggio.

C’è aria di relax qui, quasi irresistibile.

Il Giro del confinale

Il Giro del confinale è un po’ come ricevere tanti regali, essere ansiosi e curiosi di scartarli in tutta fretta e non rimanere mai delusi.
Nessun regalo da riciclare ai prossimi compleanni.

La partenza da Niblogo, mattino ( quasi) presto, l’ascesa se così vogliamo chiamarla è quasi una passeggiata fino alla baita del pastore, una scampagnata lunga con occhi e sguardi verso le vette e gli alpeggi che a destra e sinistra ci accompagnano in valle.

La Val Zebrù è proprio bella. L’avrò pensato almeno quindici volte mentre camminavo in direzione Quinto Alpini.

E’ bella perché ci racconta tante cose. Tutte diverse. Tutte magnifiche.

Ci racconta i prati verdi scozzesi con qualche fischio di marmotta e i cervi a brucare o riposare. Ci racconta le rocce spesso a punta di una varietà di grigio che crea contrasti affascinanti. Ci racconta il fiume che scorre, le baite di legno..

Fino alla Baita del Pastore l’itinerario è molto rilassante. Ma poi..

Poi arriva il bello, o il brutto. Se ami la montagna direi il bello.

La strada sale, e sale forte. A volte le pendenze sono da “Mortirolo” per i ciclisti e ancor di più. Lo sguardo inizia ad abbassarsi, le cime che si aprono davanti per ora le lasciamo lì, qui contano molto le gambe e molto il fiato.

L’obiettivo della prima tappa, quasi sempre il Rifugio Quinto Alpini, ci dà la forza di proseguire e di spingere sulle gambe. Tutto intorno a noi ormai solo rocce, uno scenario quasi lunare o da Vulcano spento.

Lassù col tetto giallo il Rifugio Quinto Alpini sembra chiamarci. Sembra farci assaporare già un buon Tè caldo e una fetta di torta fatta in casa. Mannaggia a lui.

Iniziamo a vedere qualche stambecco, segnale che ormai siamo in alta quota, le ultime curve hanno pendenza importante, ma quando il Rifugio si palesa appena sopra di noi, le forze arrivano da sole.

Lo scenario che si presenta è pazzesco. Vette dappertutto, valli scoscese di nevai e rocce e un panorama da favola.

Si dorme al rifugio. In realtà si mangia, si beve e si dorme al rifugio.

La mattina seguente ci aspetta la seconda parte del nostro giro del confinale: destinazione Val Cedec e Valle dei Forni.

Per raggiungere le valli bisogna attraversare il Passo Zebrù, quota 3000 e qualcosa metri. Non male eh.

Perdiamo circa 200 metri di quota dal rifugio e prendiamo a sinistra un sentiero che in costa in circa un paio d’ore ci porta al Passo Zebrù. Il sentiero è quasi sempre largo a sufficienza, alcuni passaggi sono più esposti e sopratutto la roccia è molto franabile ( “al massimo sarà friabile, e comunque frana non è che fria”).

Con un po’ di attenzione e concentrazione si passano senza problemi.

Un solo canalino con catene ci separa dall’ultimo tratto prima del Passo. Anche in questo caso nulla di insuperabile, solo la solita attenzione che in montagna non deve mai mancare e un po’ di forza nelle braccia e gambe per superarlo.

L’ultimo tratto prima del Passo è stato a mio avviso il più bello, la strada si alza, si attraversa qualche ultimo nevaio (niente di che) per arrivare allo scollinamento.

L’idea di arrivare ai 3 mila, di guardare il panorama da lassù, di scoprire cosa c’è dietro, ti portano a stringere i denti o addirittura aumentare il passo.

E’ inutile raccontarvi la bellezza del panorama, non credo di aver mai visto così tanti ghiacciai tutti insieme dallo stesso punto di osservazione. Oltre che vette bellissime ( il Gran Zebrù) e due vallate dai mille colori.

Dal passo si scende a tutta corsa tra i tornanti del sentiero che porta al Rifugio Pizzini.

20-30 minuti e si arriva ai piedi del ghiacciaio del Cevedale.

La Val Cedec è particolare, molto intrigante e affascinante, sembra di stare così lontani da casa… in scenari quasi Argentini e Cileni. Il ghiacciaio imponente, una valle che un tempo lo fu anch’essa un ghiaccio, e si vede. Il Gran Zebrù che domina davanti, i tanti appassionati che arrivano in Mountain Bike o a piedi.

Dal Rifugio Pizzini si scende verso la Valle dei Forni e il Rifugio Forni, ultima tappa del nostro giro prima di rientrare in Valfurva.

Si può scendere da diversi sentieri, scegliamo quello “Panoramico”. Un sentiero di sali e scendi che per circa 40 minuti mantiene la stessa altezza e ci regala qualche marmotta, un laghetto alpino, erba verde e panorama sulla valle sotto.

L’ultimo tratto è in completa discesa, in circa 20 minuti si perdono 400 metri di quota e in picchiata si arriva al Rifugio Forni, dopo decine di tornanti e qualche mucca al pascolo.

La velocità con la quale si scende fa un po’ dimenticare di guardarsi attorno ma sarebbe più che consigliato, sulla sinistra là in alto il Ghiacciaio dei Forni,  e tutto intorno piccoli abeti e fiori che fanno molto Estate.

Insomma, che altro dire? Il giro del Confinale è proprio un bel regalo, una bella sorpresa, una bella conferma. Tutto ciò che è montagna è qui, tutto ciò che è Alpi è qui.

Tutto ciò lo abbiamo amato dal primo all’ultimo passo.

Al Rifugio Quinto Alpini

Una bella storia a 2877 metri di quota.

Avevo alte aspettative da questo rifugio e dallo scenario naturale in cui si colloca (nella stupenda Val Zebrù, tra Bormio e Santa Caterina Valfurva, nel Parco Nazionale dello Stelvio).

Beh lasciate perdere le aspettative. Essere lì è ancor più bello.

Le rocce imponenti, i ghiacciai, le nuvole che scorrono veloci, il fresco d’estate, il silenzio surreale, gli stambecchi che salgono le rocce e la Volpe amica del Rifugio.
A tutto ciò si aggiunge la bravura, la simpatia e la disponibilità di chi il Rifugio lo gestisce.

Consigliatissimo!

Sito Web Ufficiale

Al Rifugio Griera sul Monte Legnone

Escursione di mezza giornata per chi vive nei dintorni di Lecco, il lago e la Brianza.

Non per questo da sottovalutare.

Si parte da Pagnona, Val Varrone, tra Dervio e Premana. La salita si può percorrere interamente su strada sterrata Agro Pastorale con diversi tornanti, molti dei quali nei freschi boschi di Faggi e betulle e poi di Larici e Conifere.

Oppure si può scegliere di praticare i piccoli sentieri e tagli che si trovano tra un tornante e l’altro della salita.

Si sale a passo costante, nulla di difficile ma serve gamba e fiato perché il dislivello è comunque importante, circa 800 metri e la pendenza è quasi sempre la stessa.

Gli scenari più belli sono quando la strada nel bosco si intervalla ad alpeggi e prati verdi con vista sul Legnoncino, Legnone, Alpe del Giumello e parte di lago. Senza scordare le vette del versante di Como ( Bregnano, Pizzo Gino…).

La vegetazione è sicuramente la parte migliore di questo itinerario: molte felci nel sottobosco, tanti fiori, boschi di notevole bellezza con larici e faggi, e tanti animali da poter avvistare.

Se siete anche fortunati.

Una volta arrivati all’Alpe Campo si è praticamente arrivati alla meta. Nel periodo estivo qui pascolano centinaia di capre e altri animali (si può acquistare anche il formaggio), effettuando un duro “drittone” in mezzo ai prati e le balze dell’erba si raggiunge in pochi minuti il Rifugio Griera per godersi lo spettacolo del panorama (con vista anche sul Lago di Lugano.) in compagnia di una buona fetta di torta (ma buona davvero).

Tra marmotte , camosci e aquilotti, un luogo “vicino” ma sorprendente.

Al Rifugio Falc da Laveggiolo

Al Rifugio Falc si può arrivare da diversi sentieri, da diversi versanti e vallate. In questo caso lo raccontiamo da Laveggiolo, piccola località in Val Gerola, appena dopo l’abitato di Gerola Alta salendo verso destra fino all’ultimo parcheggio possibile.

L’abitato di Laveggiolo è particolarmente carino, un agglomerato di baite molto vicine ma quasi tutte di notevole bellezza architettonica.

Da qui si parte per questa escursione, con l’obiettivo di arrivare al Falc, trovarlo finalmente aperto ( fino a metà giugno è dura ma per ovvi motivi climatici) e di godersi un pranzo e una birra fresca, sempre in stile Uk per me ( Birrificio Elav, mica una qualunque) sotto i vicini raggi estivi che solitamente mancano da queste parti del Pizzo dei 3 signori ma che quando escono, scaldano davvero molto.

Il cuore lo scalda lo scenario attorno sia chiaro.

Vette, nevai, rocce, il Lago Inferno, gli stambecchi a spasso, i gracchi un poco fastidiosi e un’atmosfera davvero alpina.

Il sentiero che porta in quota è immerso nel bosco per la prima parte (bisogna sempre seguire i cartelli per Rifugio Trona Soliva e Rifugio Falc) tra conifere, ruscelli, ponticelli e qualche baita dispersa. A tratti il sentiero incrocia la strada Agro Pastorale che porta fino al Rifugio Trona Soliva. La si può percorrere volendo, evitando i “taglioni” nel bosco, ma vi consigliere di farli, anche se più impegnativi per fiato e fisico.

La salita non è male a livello paesaggistico (io preferisco quella dal Versante di Pescegallo fino al Lago di Trona) spesso con vista sul versante retico della Valtellina e scorci su Morbegno e Gerola. La salita diventa molto più interessante quando all’improvviso lo scenario recita questo: vista sul Pizzo dei 3 Signori, vista sul Pizzo Varrone,  vista sulla diga del Lago di Trona e vista su quella del Lago di Inferno.

A questo punto del percorso siamo arrivati a livello del Rifugio Trona Soliva e da lì parte un sentiero in costa che mantiene la stessa altitudine, qualche piccola sali e scendi e, rimboccando la strada Agro Pastorale, ci porta appunto al Rifugio, tra fischi di Marmotte e mucche e pecore al pascolo.

Passato il Trona Soliva, potete scegliere una direttissima o un sentiero normale per il Rifugio Falc. Io scelgo quello classico che salendo senza grossi dislivelli ( passiamo anche da alcuni resti  e trincee della prima guerra mondiale) ci porta ad un ulteriore bivio, immerso tra fiori di vario tipo, erba verde e qualche ruscellino, sempre con vista Pizzo. Qui possiamo passare per la bocchetta di Trona e poi raggiungere il Falc, percorso più difficile, altrimenti proseguire verso il Lago Inferno arrivando dalla Diga e superando la collinetta ritrovarsi il Falc appena sotto.

La seconda è quella che preferisco, anche perché possiamo avvistare più facilmente qualche Stambecco.

Itinerario adatto a quasi tutti, poche salite ripide, pochi sentieri esposti, solo buon fiato e buona preparazione atletica.

Lo scenario è fantastico, variegato e con alcuni tracciati e resti storici.

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Foresta Masino: Finland or Lombardia?

Nah. Welcome to Val Masino.

La Foresta Masino, a pochi minuti da Val Masino paese e San Martino ( accesso alla Val di Mello) e solo mezz’ora da Morbegno offre scenari tipici di Latitudini molto nordiche o da grandi parchi dell’ovest USA. Ci ricorda la Scandinavia.

Un percorso segnato ci accompagna attraverso la foresta, passando su ponticelli e attraversando ruscelli di acqua limpida e fresca che regala un verde brillante ad alberi, sassi e rocce. L’apoteosi del muschio.

Quasi totalmente all’ombra, con i raggi del sole che penetrano a fatica ma che regalano scorci illuminati tra il fresco della foresta. Situazione perfetta per il fotografo che ama la natura e  che ama “giocare” con il movimento dell’acqua. Sostate, piazzate il vostro cavalletto o qualsiasi cosa su cui poggiare la vostra Camera e divertitevi!

Il sentiero parte appena dopo il paese di San Martino, ci sono parcheggi e le indicazioni sono visibili a tutti. Il percorso è davvero molto bello, non solo per chi ama fotografare ma anche per una semplice e non faticosa passeggiata, con un clima sempre fresco ( seppur umido) e una sensazione di vero contatto con la natura, senza precedenti.

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