Primavera in Val Biandino

La primavera rinasce presto in Val Biandino, si mischia e si confonde con i tratti invernali, con la neve che stenta ad andarsene, con le mattinate fresche e umide e con i temporali assidui pomeridiani. Ma rinasce.

Rinasce riempendo e colorando la Valle di Crocus. Dipigendo di verde i suoi prati. Salutando nuovamente le sue marmotte con il loro fischio. E gli stambecchi a brucare la nuova erba.

La Valle dell’Inferno

Una delle tante valli che accompagnano la salita al celebre Pizzo dei 3 Signori è proprio la Valle dell’Inferno.

Bella, bellissima.

Si raggiunge dalla provincia di Bergamo, precisamente da Ornica, piccola località a pochi minuti dalla più famosa San Pellegrino Terme.

La valle ha il grande pregio di essere poco frequentata e allo stesso tempo di essere particolarmente bella a livello paesaggistico e naturale. Un’esplosione di colori (soprattutto nella stagione autunnale) grazie alla presenza di molti larici, di abeti e piccoli arbusti quasi “mediterranei”.

L’itinerario “base” è quello che parte dal piccolo abitato di Ornica e sale attraverso la Valle fino ad arrivare alla Bocchetta Inferno con vista sul Lago omonimo, il Pizzo dei 3 Signori, il Rifugio Falc e l’alta Val Varrone fino alle vette Retiche di confine.

Circa 3 ore di salita con partenza attorno ai 900 metri sul livello del mare (ci sono alcuni parcheggi appena sopra l’abitato) e arrivo ai 2300 e poco più della bocchetta. Un discreto dislivello insomma e quasi completamente ripido con pendenze mai dolci.

Il sentiero passa attraverso alcune baite ed alpeggi appena sopra l’abitato di Ornica per raggiungere la valle e l’Agriturismo Ferdy.

D’estate zona frequentata da tantissime marmotte (noterete le tane lungo il percorso).

Dall’agriturismo in poi si sale senza sosta fino alla bocchetta, passando per la baita Ciarelli (1629 m) e la baita Predoni (1800), conca caratterizzata da grossi massi che sembrano costruire un piccolo villaggio.

Proseguendo, il sentiero comincia ad essere più “crudo” e soprattutto sassoso, si passerà quasi sempre per piccoli sentieri in costa sopra sassi franati dalla montagna sovrastante.

Nulla di pericoloso, giusto un’attenzione in più.

La bocchetta è lì, appena sopra voi. Si vede e la curiosità di ammirare il panorama da lassù è molto forte da farvi dimenticare la fatica dell’ultimo tratto, sempre abbastanza pendente e duro per le gambe.

A livello di fauna selvatica, detto delle marmotte durante l’estate, la valle si presta alla presenza di diversi Camosci, solitamente sul versante a sinistra (salendo) e di stambecchi, sempre presenti vicini alla bocchetta.

Un itinerario dunque completo, sia per chi ama il bosco e gli alberi alpini, sia per l’avvistamento di fauna e sia per il panorama che offre la valle lungo tutto il suo percorso. Basta fermarsi un secondo, girarsi, ed ammirare le cime della Val Brembana e Valtorta confinante con la provincia di Lecco.

Il periodo perfetto è quello di fine estate ed autunno: agosto, settembre ed ottobre.

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Bocchetta Inferno e Lago Inferno
Camoscio Orobie
Camoscio Versante sentiero 101
La Valle dell'inferno
Dalla bocchetta Inferno verso valle
La Valle dell'inferno
La Valle

Alla Casera Vecchia in Val Varrone

Itinerario da affrontare con due possibili mood:

  • Faccio una camminata veloce per fare allenamento
  • Mi godo la giornata in questa valle poco conosciuta

Si parte da Premana, zona industriale, dopo il ponticello di Giabbio si segue a sinistra il sentiero che porta al Rifugio Santa Rita, al Rifugio Falc e in Alta Val Varrone.

La prima ora di salita è caratterizzata da una “mulattiera” cementata che sale e scende lungo alcune baite e lungo il torrente Varrone in una valle stretta ma suggestiva.

Si arriva all’Alpeggio Forni , stupendo alpeggio di Premana, sempre vivace durante l’estate.

Si prosegue sempre costeggiando il torrente senza salire verso gli Alpeggi di Casarsa e Barconcelli (anche se meriterebbe moltissimo). Il sentiero segue un falso piano per circa mezz’ora arrivando ad un altro Alpeggio molto carino ed entrando in una piccola ma splendida foresta, con possibilità di Pic Nic all’ombra di Abeti e con il torrente Varrone che regala piccole cascate e scorci da vere Alpi.

Superato questo tratto sempre di leggerissima salita, il sentiero decide di cambiare totalmente approccio. Se non si è allenati si pagherà dazio il giorno seguente! Le pendenze diventano molto dure e sempre su cemento (salvo qualche taglione possibile nel bosco, lo noterete..) e i muscoli vengono sollecitati parecchio.

Circa 30-40 minuti di salita vera, con una bellissima cascata sulla nostra sinistra che meriterebbe grandi attenzioni ma che lo sguardo probabilmente ignorerà, concentrandosi a terra su queste rampe bianche e ripide.

Una volta terminata la salita ci troveremo all’imbocco della Valle che ospita il Rifugio Casera Vecchia. Ancora 10 minuti per raggiungere questa affascinante location, immersi in un ambiente molto “wild” con il Pizzo Varrone e Pizzo dei 3 Signori davanti a noi e prati per potersi rilassare in un contesto di pace assoluta.

Circa 2 ore e mezza per la salita e 1 ora e 45 minuti per la discesa a Premana.

Giro ad anello da Casargo in Val Varrone

Un’escursione partendo dalla Valsassina e per raggiungere i rifugi e gli alpeggi della Val Varrone.

L’ ho studiato per giorni questo itinerario. Avevo una gran voglia di sfogare lo stress della vita quotidiana e di camminare. Di camminare parecchio.

Questa è una zona che amo particolarmente e che frequento particolarmente.

Praticamente il 90% di questo itinerario lo avevo già percorso ma in tante escursioni diverse (e anche in stagioni diverse).  Ho provato a mettere insieme queste diverse escursioni e farle diventare una cosa sola. Un giro ad anello sorprendente e affascinante.

Credo di esserci riuscito.

giro anello Casargo Val Varrone

Partenza da Faedo, località di Casargo in Valsassina. Poco prima di entrare in Premana.

Da faedo, si parcheggia l’auto al termine della strada asfaltata che costeggia prati e baite e prima di iniziare lo sterrato che ci porta verso la prima meta: Rifugio Ombrega.

Il sentiero per la prima mezz’ora si snoda sotto boschi di grandi faggi, un bene per i “Fungiatt”. Al fresco e con un venticello super apprezzabile. Quel giorno c’erano 35 gradi in pianura.

Per la prima oretta il sentiero è tutto abbastanza uguale, qualche spiraglio di vista su Premana e sui suoi bellissimi alpeggi interrompono la lunga “sfilata” dei faggi.

Il sentiero ci accompagna in Val Marcia e dobbiamo prestare attenzione ad un bivio. Prima che il sentiero inizia la sua discesa verso il torrente sulla destra noteremo una svolta segnata con del legno dai colori bianco e rosso tipici dei sentieri. Il sentiero inizia una ripida ascesa tagliando su questo pendio per portarci nel sottobosco più vero.

Da qui in poi scordiamoci lo sterrato tranquillo e pianeggiante, il sentiero inizia a recitare la sua parte “migliore”. Tornanti, passaggi su piccoli torrenti, tracce strette, tutto sotto un fitto bosco sempre prevalentemente di Faggi.

Un’ora circa di camminata prima di sbucare all’Alpe Dolcigo, dove incontriamo produttori di formaggio di capra con le bestie sparse per tutto l’alpeggio.

Da lì riprendiamo appena sopra il sentiero che conduce al Rifugio Ombrega dall’Alpe Paglio e passando per il Larice Bruciato.

20 minuti di sentiero pianeggiante e raggiungiamo la nostra prima meta: il Rifugio Ombrega. (1580 m)

Situato in un bellissimo contesto,  questo rifugio si trova in una valle a conca abbastanza stretta, con tanto verde attorno e una splendida vista verso l’abitato di Premana.

Ideale per una pausa merenda con torta e bibita seduti sul bellissimo tavolone all’esterno del Rifugio.

Prossima fermata: Rifugio Santa Rita! (2000 m)

Il mio consiglio è quello di chiedere al Rifugista (sempre molto cordiale e preciso) la traccia migliore da prendere per poter raggiungere il crinale sopra di voi da dove si scollina per raggiungere il Santa Rita.

Dietro al Rifugio, guardando verso monte, inizierete a salire seguendo una piccola traccia che prosegue sotto alcuni larici e poi attraversa un torrente per raggiungere una piccola baita posta sopra il rifugio. Dalla Baita e con la valle alle nostre spalle bisogna tenere una traccia che parte verso destra e sale verso la Bocchetta d’Ombrega.

Una volta raggiunta la bocchetta e scollinato, teniamo la sinistra con la segnaletica che ci ricorda che il Santa Rita è distante ancora 1h50 minuti. Si può fare in 1h e 20 1h e 30 minuti.

Ah dimenticavo. Alla bocchetta una pausa fotografica è d’obbligo. Di fronte a noi le Grigne e i Piani di Bobbio oltre che il Resegone e parte della Valsassina. Attorno a noi invece la montagna risulta di un colore giallo molto “wild” con il sentiero che lo attraversa.

Proseguiamo verso il Rifugio Santa Rita con il sentiero che dapprima resta in costa con vista sulla Val Biandino a destra, e poi ci regala alcuni tratti con doppia vista sia su Biandino che sulla Val Varrone e il Rifugio Casera Vecchia, nostro prossimo obiettivo.

Il sentiero ci conduce ai Laghitt, uno spiazzo con qualche tavolo Pic Nic e meravigliosa vista sul Pizzo dei 3 Signori e la Val Biandino. Consigliata una piccola sosta.

Da qui ancora una mezz’ora per raggiungere il Rifugio Santa Rita. Troviamo un bivio dove possiamo scegliere se prendere il percorso più facile tenendo la sinistra e costeggiando la montagna oppure facendo la cresta con il percorso più difficile. Le tempistiche sono le stesse, le difficoltà del percorso più duro non sono così elevate.

Arriviamo al Santa Rita, nostra seconda tappa e per una seconda merenda e piccolo break rigenerante. Magari seduti sul muretto con vista sul 3 Signori.

Dal Santa Rita seguiamo per il Rifugio Falc, la segnaletica ci indica 1 h di tempo, in realtà per chi ha buon passo sono sufficienti 30-40 minuti.

Questa parte di sentiero mi è molto a cuore e la ritengo super affascinante, le rocce immense a destra sotto il Pizzo Varrone, la vista della Valle a sinistra e delle altre cime confinanti con la Val Gerola e la Valtellina.

Qui è terreno per marmotte e gracchi, se si è fortunati anche qualche camoscio.

Il sentiero resta in costa fino ad un bivio, a sinistra si prende per la Bocchetta di Trona, il rifugio Trona Soliva e la Val Gerola o per scendere in Val Varrone verso il Rifugio Casera Vecchia, a destra si prosegue verso il Rifugio Falc, la cima del 3 Signori e il Lago di Inferno.

Facciamo la nostra terza sosta dell’itinerario. Scegliamo di pranzare al Rifugio Falc (2120 m) nella bellissima cornice che lo circonda. Ci prendiamo anche qualche minuto per fare due foto al Lago Inferno, ogni volta con colori e sfumature diverse.

Riprendiamo il nostro giro ad anello, da qui si inizia a scendere praticamente fino al ritorno a Casargo.

Ritorniamo al bivio precedente e seguiamo le indicazioni per la Casera Vecchia e Premana. 40 minuti di bella discesa per entrare in Valle e raggiungere il Rifugio Casera Vecchia. L’alta Val Varrone è molto intrigante, selvatica e bella. Le Marmotte ci fischiano, qualche Gheppio in volo e i pendii che da destra e sinistra ci regalano vedute pazzesche. E dietro a noi, il Pizzo Varrone a controllarci…

Proseguiamo lungo la valle seguendo il torrente Varrone per addentrarci nei boschi che ci conducono agli alpeggi Casarsa e Forni.

Una volta raggiunti, la strada diventa una mulattiera appena rifatta che in poco meno di un’ora ci porta a Giabbio, zona industriale di Premana.

Da qui l’ultimo tratto del nostro giro ad anello, seguiamo per Ronco e rientriamo verso la Val Marcia. E’ quando pensi che ormai sei arrivato e che il “peggio” sia passato, che ti ritrovi con pendenze impegnative tra prati e boschi verso Faedo. Circa 30-40 minuti finali, con le ultime energie rimaste.

Il nostro giro ad anello si conclude qui. Faticoso, impegnativo certo, bisogna essere certamente ben allenati ma bello, molto bello.

Circa 9-10 ore totali di escursioni, comprese le 3 pause elencate al Rifugio Ombrega, Rifugio Santa Rita e Rifugio Falc. 30 km di camminata, dislivello importante tra salita e discesa di circa 2700 metri.

Animali che si possono avvistare: Camosci, marmotte, stambecchi, poiane e aquile.

Al Rifugio Griera sul Monte Legnone

Escursione di mezza giornata per chi vive nei dintorni di Lecco, il lago e la Brianza.

Non per questo da sottovalutare.

Si parte da Pagnona, Val Varrone, tra Dervio e Premana. La salita si può percorrere interamente su strada sterrata Agro Pastorale con diversi tornanti, molti dei quali nei freschi boschi di Faggi e betulle e poi di Larici e Conifere.

Oppure si può scegliere di praticare i piccoli sentieri e tagli che si trovano tra un tornante e l’altro della salita.

Si sale a passo costante, nulla di difficile ma serve gamba e fiato perché il dislivello è comunque importante, circa 800 metri e la pendenza è quasi sempre la stessa.

Gli scenari più belli sono quando la strada nel bosco si intervalla ad alpeggi e prati verdi con vista sul Legnoncino, Legnone, Alpe del Giumello e parte di lago. Senza scordare le vette del versante di Como ( Bregnano, Pizzo Gino…).

La vegetazione è sicuramente la parte migliore di questo itinerario: molte felci nel sottobosco, tanti fiori, boschi di notevole bellezza con larici e faggi, e tanti animali da poter avvistare.

Se siete anche fortunati.

Una volta arrivati all’Alpe Campo si è praticamente arrivati alla meta. Nel periodo estivo qui pascolano centinaia di capre e altri animali (si può acquistare anche il formaggio), effettuando un duro “drittone” in mezzo ai prati e le balze dell’erba si raggiunge in pochi minuti il Rifugio Griera per godersi lo spettacolo del panorama (con vista anche sul Lago di Lugano.) in compagnia di una buona fetta di torta (ma buona davvero).

Tra marmotte , camosci e aquilotti, un luogo “vicino” ma sorprendente.

Al Rifugio Falc da Laveggiolo

Al Rifugio Falc si può arrivare da diversi sentieri, da diversi versanti e vallate. In questo caso lo raccontiamo da Laveggiolo, piccola località in Val Gerola, appena dopo l’abitato di Gerola Alta salendo verso destra fino all’ultimo parcheggio possibile.

L’abitato di Laveggiolo è particolarmente carino, un agglomerato di baite molto vicine ma quasi tutte di notevole bellezza architettonica.

Da qui si parte per questa escursione, con l’obiettivo di arrivare al Falc, trovarlo finalmente aperto ( fino a metà giugno è dura ma per ovvi motivi climatici) e di godersi un pranzo e una birra fresca, sempre in stile Uk per me ( Birrificio Elav, mica una qualunque) sotto i vicini raggi estivi che solitamente mancano da queste parti del Pizzo dei 3 signori ma che quando escono, scaldano davvero molto.

Il cuore lo scalda lo scenario attorno sia chiaro.

Vette, nevai, rocce, il Lago Inferno, gli stambecchi a spasso, i gracchi un poco fastidiosi e un’atmosfera davvero alpina.

Il sentiero che porta in quota è immerso nel bosco per la prima parte (bisogna sempre seguire i cartelli per Rifugio Trona Soliva e Rifugio Falc) tra conifere, ruscelli, ponticelli e qualche baita dispersa. A tratti il sentiero incrocia la strada Agro Pastorale che porta fino al Rifugio Trona Soliva. La si può percorrere volendo, evitando i “taglioni” nel bosco, ma vi consigliere di farli, anche se più impegnativi per fiato e fisico.

La salita non è male a livello paesaggistico (io preferisco quella dal Versante di Pescegallo fino al Lago di Trona) spesso con vista sul versante retico della Valtellina e scorci su Morbegno e Gerola. La salita diventa molto più interessante quando all’improvviso lo scenario recita questo: vista sul Pizzo dei 3 Signori, vista sul Pizzo Varrone,  vista sulla diga del Lago di Trona e vista su quella del Lago di Inferno.

A questo punto del percorso siamo arrivati a livello del Rifugio Trona Soliva e da lì parte un sentiero in costa che mantiene la stessa altitudine, qualche piccola sali e scendi e, rimboccando la strada Agro Pastorale, ci porta appunto al Rifugio, tra fischi di Marmotte e mucche e pecore al pascolo.

Passato il Trona Soliva, potete scegliere una direttissima o un sentiero normale per il Rifugio Falc. Io scelgo quello classico che salendo senza grossi dislivelli ( passiamo anche da alcuni resti  e trincee della prima guerra mondiale) ci porta ad un ulteriore bivio, immerso tra fiori di vario tipo, erba verde e qualche ruscellino, sempre con vista Pizzo. Qui possiamo passare per la bocchetta di Trona e poi raggiungere il Falc, percorso più difficile, altrimenti proseguire verso il Lago Inferno arrivando dalla Diga e superando la collinetta ritrovarsi il Falc appena sotto.

La seconda è quella che preferisco, anche perché possiamo avvistare più facilmente qualche Stambecco.

Itinerario adatto a quasi tutti, poche salite ripide, pochi sentieri esposti, solo buon fiato e buona preparazione atletica.

Lo scenario è fantastico, variegato e con alcuni tracciati e resti storici.

Qui la galleria completa

Val Biandino: Accesso ai sogni

Se fate il sentiero a piedi da Introbio alla Bocchetta di Biandino, quando arriverete probabilmente sarete in modalità “okay finalmente siamo arrivati”.

Ecco. La risposta è “Breath and Follow me”.

Prendetevi un caffè con una fetta di Torta al Rifugio Tavecchia  ma non fatevi prendere dalla stanchezza, vi fermerete al ritorno per un buon pranzo o cena.

La Val Biandino, per me, è un po’ come la porta di mille cose da fare e vedere, bisogna aprirla e incamminarsi sempre più su. Alzate lo sguardo, prendete il Pizzo dei 3 Signori come riferimento e via.

La valle è piuttosto semplice, i primi passi sono quasi pianeggianti e comunque danno un senso di respiro e pace che non può che farvi bene.

Dalla Madonna della Neve in poi iniziamo a salire con più “decisione” e incontriamo il primo bivio. Il mio consiglio è questo. Svolta a sinistra verso il Rifugio Santa Rita e cominciamo la vera salita.

Niente di impossibile, si lascia la valle sulla nostra destra, in alto (un poco più a destra) rimane fermo li il Pizzo, quasi a comandarci da lassù. Il sentiero è percorribile agilmente, leggermente stretto tra i ciuffi d’erba (gialla) sale prima dritto tagliando il pendio e poi con qualche tornantino che permette di guadagnare metri e metri in poco tempo. Dopo un’orettina si arriva al Rifugio. Io mi concederei una seconda colazione ( le torte sono sempre buonissime da queste parti) e poi ripartirei con due possibili giri: verso il Rifugio Falc e il Lago d’Inferno oppure scendendo in costa verso il lago di Sasso per poi ad anello tornare verso la bocchetta in Biandino.

Il sentiero che va al Falc personalmente mi piace molto. Non so dirvi il perché, però mi piace. La vista cambia, cambia lo scenario, cambiano i colori, cambia più o meno tutto in pochi metri. Guardiamo verso l’Alta Val Varrone e il Rifugio Casera Vecchia  a destra abbiamo a dominarci ora il Pizzo Varrone e le sue rocce molto wild e scoscese.

Arriviamo ad un ulteriore bivio che ci porta verso destra, dopo una piccola ma rapida salita vicini ad un torrente, al Rifugio Falc e poco dopo al Lago Inferno.

Qui si incontriamo gli abitanti del luogo, chi da anni frequenta queste rocce e questi sassi, resistenti ad ogni variazione di clima e tempesta: gli Stambecchi.

Non dovrebbe esserci bisogno di grandi Teleobiettivi per immortalarli, solitamente quiete e poco infastiditi se non quando si arriva a pochissimi metri.

Da qui possiamo decidere di salire al Pizzo dei Tre Signori, di tornare verso il Santa Rita per poi scendere al Lago di Sasso oppure percorrere la bocchetta di Piazzocco e scendere al Lago stesso.

Se si torna indietro, arrivando poco prima del Rifugio si gira verso sinistra, si percorre il sentierino in costa che ci ripropone la vista sulla Val Biandino e si arriva in poco tempo al Lago di Sasso. Altrimenti, salendo verso la bocchetta di Piazzocco dal Rifugio Falc si può scendere verso lo stesso lago e da lì proseguire in entrambi i casi verso l’inizio Valle fino al Rifugio Tavecchia.

L’accesso ai sogni per me significa Rifugi, vette e animali. In questo itinerario abbiamo tutto ciò. Camosci, stambecchi, marmotte… basta aprire la porta della Valle.