La Valle dell’Inferno

Una delle tante valli che accompagnano la salita al celebre Pizzo dei 3 Signori è proprio la Valle dell’Inferno.

Bella, bellissima.

Si raggiunge dalla provincia di Bergamo, precisamente da Ornica, piccola località a pochi minuti dalla più famosa San Pellegrino Terme.

La valle ha il grande pregio di essere poco frequentata e allo stesso tempo di essere particolarmente bella a livello paesaggistico e naturale. Un’esplosione di colori (soprattutto nella stagione autunnale) grazie alla presenza di molti larici, di abeti e piccoli arbusti quasi “mediterranei”.

L’itinerario “base” è quello che parte dal piccolo abitato di Ornica e sale attraverso la Valle fino ad arrivare alla Bocchetta Inferno con vista sul Lago omonimo, il Pizzo dei 3 Signori, il Rifugio Falc e l’alta Val Varrone fino alle vette Retiche di confine.

Circa 3 ore di salita con partenza attorno ai 900 metri sul livello del mare (ci sono alcuni parcheggi appena sopra l’abitato) e arrivo ai 2300 e poco più della bocchetta. Un discreto dislivello insomma e quasi completamente ripido con pendenze mai dolci.

Il sentiero passa attraverso alcune baite ed alpeggi appena sopra l’abitato di Ornica per raggiungere la valle e l’Agriturismo Ferdy.

D’estate zona frequentata da tantissime marmotte (noterete le tane lungo il percorso).

Dall’agriturismo in poi si sale senza sosta fino alla bocchetta, passando per la baita Ciarelli (1629 m) e la baita Predoni (1800), conca caratterizzata da grossi massi che sembrano costruire un piccolo villaggio.

Proseguendo, il sentiero comincia ad essere più “crudo” e soprattutto sassoso, si passerà quasi sempre per piccoli sentieri in costa sopra sassi franati dalla montagna sovrastante.

Nulla di pericoloso, giusto un’attenzione in più.

La bocchetta è lì, appena sopra voi. Si vede e la curiosità di ammirare il panorama da lassù è molto forte da farvi dimenticare la fatica dell’ultimo tratto, sempre abbastanza pendente e duro per le gambe.

A livello di fauna selvatica, detto delle marmotte durante l’estate, la valle si presta alla presenza di diversi Camosci, solitamente sul versante a sinistra (salendo) e di stambecchi, sempre presenti vicini alla bocchetta.

Un itinerario dunque completo, sia per chi ama il bosco e gli alberi alpini, sia per l’avvistamento di fauna e sia per il panorama che offre la valle lungo tutto il suo percorso. Basta fermarsi un secondo, girarsi, ed ammirare le cime della Val Brembana e Valtorta confinante con la provincia di Lecco.

Il periodo perfetto è quello di fine estate ed autunno: agosto, settembre ed ottobre.

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Bocchetta Inferno e Lago Inferno
Camoscio Orobie
Camoscio Versante sentiero 101
La Valle dell'inferno
Dalla bocchetta Inferno verso valle
La Valle dell'inferno
La Valle
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Il Bramito dei Cervi

Il bramito dei cervi è uno dei suoni più emozionanti che mi sono mai capitati nelle mie esperienze in montagna.

Qualcuno potrà chiedersi: ma che si prova di così affascinante nell’ascoltare un animale che emetto un verso cupo e forte?

Probabilmente la risposta non la troverete scritta in questa pagina, perché la riposta è un’emozione astratta, è qualcosa che viene da dentro, che colpisce soggettivamente una persona, che ti può lasciare indifferente come può farti innamorare.

Io sono di parte, è vero. Il cervo è il mio animale preferito, ma questo rituale d’amore e di forza, di dominio e di potenza, è qualcosa di magico, fiabesco.

Per ascoltarli prediligo sempre le valli poste sul Lago di Como, sopratutto quelle dell’alto Lario comasco. Valle Albano, Val Varrone, Val Sanagra e Val Cavargna.

Bisogna scegliere due momenti della giornata in particolare. L’alba ( fino alle 9 circa) o il tramonto (dalle 17).

Il suono dei cervi maschi riecheggia forte alle prime luci dell’alba e verso l’imbrunire, molto spesso prosegue anche durante il giorno (anche se in tono minore), ma la possibilità di avvistamento si riduce molto.

Vedere le femmine in gruppo correre sugli alpeggi e nei prati freschi del mattino, con i colori autunnali a regalarci uno scenario magnifico, sentire i maschi solitari “urlare” la loro forza e rispondersi in maniera incessante, è ciò che adoro e che ti fa dimenticare la levataccia delle 5 o il rientro a casa col buio a sera tarda.

Si può essere fotografi o solamente curiosi, amanti della natura e degli animali, la cosa più importante è la pazienza e il silenzio.

Appostarsi su un prato o fermarsi dal sentiero, aprire le orecchie e ascoltare il Bramito. Se si è fortunati poter assistere ad una battaglia per il dominio territoriale e della femmina.

Quasi come fossero dei Leoni nella Savana, i cervi in amore.

Alcune foto

Alla Casera Vecchia in Val Varrone

Itinerario da affrontare con due possibili mood:

  • Faccio una camminata veloce per fare allenamento
  • Mi godo la giornata in questa valle poco conosciuta

Si parte da Premana, zona industriale, dopo il ponticello di Giabbio si segue a sinistra il sentiero che porta al Rifugio Santa Rita, al Rifugio Falc e in Alta Val Varrone.

La prima ora di salita è caratterizzata da una “mulattiera” cementata che sale e scende lungo alcune baite e lungo il torrente Varrone in una valle stretta ma suggestiva.

Si arriva all’Alpeggio Forni , stupendo alpeggio di Premana, sempre vivace durante l’estate.

Si prosegue sempre costeggiando il torrente senza salire verso gli Alpeggi di Casarsa e Barconcelli (anche se meriterebbe moltissimo). Il sentiero segue un falso piano per circa mezz’ora arrivando ad un altro Alpeggio molto carino ed entrando in una piccola ma splendida foresta, con possibilità di Pic Nic all’ombra di Abeti e con il torrente Varrone che regala piccole cascate e scorci da vere Alpi.

Superato questo tratto sempre di leggerissima salita, il sentiero decide di cambiare totalmente approccio. Se non si è allenati si pagherà dazio il giorno seguente! Le pendenze diventano molto dure e sempre su cemento (salvo qualche taglione possibile nel bosco, lo noterete..) e i muscoli vengono sollecitati parecchio.

Circa 30-40 minuti di salita vera, con una bellissima cascata sulla nostra sinistra che meriterebbe grandi attenzioni ma che lo sguardo probabilmente ignorerà, concentrandosi a terra su queste rampe bianche e ripide.

Una volta terminata la salita ci troveremo all’imbocco della Valle che ospita il Rifugio Casera Vecchia. Ancora 10 minuti per raggiungere questa affascinante location, immersi in un ambiente molto “wild” con il Pizzo Varrone e Pizzo dei 3 Signori davanti a noi e prati per potersi rilassare in un contesto di pace assoluta.

Circa 2 ore e mezza per la salita e 1 ora e 45 minuti per la discesa a Premana.

Caprioli in Valle Albano, Como

Saliti in Valle Albano alla ricerca di Cervi e Caprioli.

Si parte con sole e 30 gradi. In Valle Albano 3 temporali di seguito e temperatura vicina ai 10 gradi. Non scoraggiati dalle avversità del clima e con la speranza di schiarite imminenti rimaniamo in attesa, in auto… speranzosi di cambiamenti improvvisi.

Attorno alle 18.30 con le prime schiarite e un vento fresco in aumento, decidiamo di appostarci, vicini a dei piccoli abeti con l’erba fresca e umida dei temporali e il sole tiepido che si avvicinava al tramonto.

Sapevamo che erano lì, ne eravamo quasi certi. Dietro ai piccoli arbusti e alle piccole piante, pronti ad uscire allo scoperto dopo la tempesta estiva.

Giro ad anello da Casargo in Val Varrone

Un’escursione partendo dalla Valsassina e per raggiungere i rifugi e gli alpeggi della Val Varrone.

L’ ho studiato per giorni questo itinerario. Avevo una gran voglia di sfogare lo stress della vita quotidiana e di camminare. Di camminare parecchio.

Questa è una zona che amo particolarmente e che frequento particolarmente.

Praticamente il 90% di questo itinerario lo avevo già percorso ma in tante escursioni diverse (e anche in stagioni diverse).  Ho provato a mettere insieme queste diverse escursioni e farle diventare una cosa sola. Un giro ad anello sorprendente e affascinante.

Credo di esserci riuscito.

giro anello Casargo Val Varrone

Partenza da Faedo, località di Casargo in Valsassina. Poco prima di entrare in Premana.

Da faedo, si parcheggia l’auto al termine della strada asfaltata che costeggia prati e baite e prima di iniziare lo sterrato che ci porta verso la prima meta: Rifugio Ombrega.

Il sentiero per la prima mezz’ora si snoda sotto boschi di grandi faggi, un bene per i “Fungiatt”. Al fresco e con un venticello super apprezzabile. Quel giorno c’erano 35 gradi in pianura.

Per la prima oretta il sentiero è tutto abbastanza uguale, qualche spiraglio di vista su Premana e sui suoi bellissimi alpeggi interrompono la lunga “sfilata” dei faggi.

Il sentiero ci accompagna in Val Marcia e dobbiamo prestare attenzione ad un bivio. Prima che il sentiero inizia la sua discesa verso il torrente sulla destra noteremo una svolta segnata con del legno dai colori bianco e rosso tipici dei sentieri. Il sentiero inizia una ripida ascesa tagliando su questo pendio per portarci nel sottobosco più vero.

Da qui in poi scordiamoci lo sterrato tranquillo e pianeggiante, il sentiero inizia a recitare la sua parte “migliore”. Tornanti, passaggi su piccoli torrenti, tracce strette, tutto sotto un fitto bosco sempre prevalentemente di Faggi.

Un’ora circa di camminata prima di sbucare all’Alpe Dolcigo, dove incontriamo produttori di formaggio di capra con le bestie sparse per tutto l’alpeggio.

Da lì riprendiamo appena sopra il sentiero che conduce al Rifugio Ombrega dall’Alpe Paglio e passando per il Larice Bruciato.

20 minuti di sentiero pianeggiante e raggiungiamo la nostra prima meta: il Rifugio Ombrega. (1580 m)

Situato in un bellissimo contesto,  questo rifugio si trova in una valle a conca abbastanza stretta, con tanto verde attorno e una splendida vista verso l’abitato di Premana.

Ideale per una pausa merenda con torta e bibita seduti sul bellissimo tavolone all’esterno del Rifugio.

Prossima fermata: Rifugio Santa Rita! (2000 m)

Il mio consiglio è quello di chiedere al Rifugista (sempre molto cordiale e preciso) la traccia migliore da prendere per poter raggiungere il crinale sopra di voi da dove si scollina per raggiungere il Santa Rita.

Dietro al Rifugio, guardando verso monte, inizierete a salire seguendo una piccola traccia che prosegue sotto alcuni larici e poi attraversa un torrente per raggiungere una piccola baita posta sopra il rifugio. Dalla Baita e con la valle alle nostre spalle bisogna tenere una traccia che parte verso destra e sale verso la Bocchetta d’Ombrega.

Una volta raggiunta la bocchetta e scollinato, teniamo la sinistra con la segnaletica che ci ricorda che il Santa Rita è distante ancora 1h50 minuti. Si può fare in 1h e 20 1h e 30 minuti.

Ah dimenticavo. Alla bocchetta una pausa fotografica è d’obbligo. Di fronte a noi le Grigne e i Piani di Bobbio oltre che il Resegone e parte della Valsassina. Attorno a noi invece la montagna risulta di un colore giallo molto “wild” con il sentiero che lo attraversa.

Proseguiamo verso il Rifugio Santa Rita con il sentiero che dapprima resta in costa con vista sulla Val Biandino a destra, e poi ci regala alcuni tratti con doppia vista sia su Biandino che sulla Val Varrone e il Rifugio Casera Vecchia, nostro prossimo obiettivo.

Il sentiero ci conduce ai Laghitt, uno spiazzo con qualche tavolo Pic Nic e meravigliosa vista sul Pizzo dei 3 Signori e la Val Biandino. Consigliata una piccola sosta.

Da qui ancora una mezz’ora per raggiungere il Rifugio Santa Rita. Troviamo un bivio dove possiamo scegliere se prendere il percorso più facile tenendo la sinistra e costeggiando la montagna oppure facendo la cresta con il percorso più difficile. Le tempistiche sono le stesse, le difficoltà del percorso più duro non sono così elevate.

Arriviamo al Santa Rita, nostra seconda tappa e per una seconda merenda e piccolo break rigenerante. Magari seduti sul muretto con vista sul 3 Signori.

Dal Santa Rita seguiamo per il Rifugio Falc, la segnaletica ci indica 1 h di tempo, in realtà per chi ha buon passo sono sufficienti 30-40 minuti.

Questa parte di sentiero mi è molto a cuore e la ritengo super affascinante, le rocce immense a destra sotto il Pizzo Varrone, la vista della Valle a sinistra e delle altre cime confinanti con la Val Gerola e la Valtellina.

Qui è terreno per marmotte e gracchi, se si è fortunati anche qualche camoscio.

Il sentiero resta in costa fino ad un bivio, a sinistra si prende per la Bocchetta di Trona, il rifugio Trona Soliva e la Val Gerola o per scendere in Val Varrone verso il Rifugio Casera Vecchia, a destra si prosegue verso il Rifugio Falc, la cima del 3 Signori e il Lago di Inferno.

Facciamo la nostra terza sosta dell’itinerario. Scegliamo di pranzare al Rifugio Falc (2120 m) nella bellissima cornice che lo circonda. Ci prendiamo anche qualche minuto per fare due foto al Lago Inferno, ogni volta con colori e sfumature diverse.

Riprendiamo il nostro giro ad anello, da qui si inizia a scendere praticamente fino al ritorno a Casargo.

Ritorniamo al bivio precedente e seguiamo le indicazioni per la Casera Vecchia e Premana. 40 minuti di bella discesa per entrare in Valle e raggiungere il Rifugio Casera Vecchia. L’alta Val Varrone è molto intrigante, selvatica e bella. Le Marmotte ci fischiano, qualche Gheppio in volo e i pendii che da destra e sinistra ci regalano vedute pazzesche. E dietro a noi, il Pizzo Varrone a controllarci…

Proseguiamo lungo la valle seguendo il torrente Varrone per addentrarci nei boschi che ci conducono agli alpeggi Casarsa e Forni.

Una volta raggiunti, la strada diventa una mulattiera appena rifatta che in poco meno di un’ora ci porta a Giabbio, zona industriale di Premana.

Da qui l’ultimo tratto del nostro giro ad anello, seguiamo per Ronco e rientriamo verso la Val Marcia. E’ quando pensi che ormai sei arrivato e che il “peggio” sia passato, che ti ritrovi con pendenze impegnative tra prati e boschi verso Faedo. Circa 30-40 minuti finali, con le ultime energie rimaste.

Il nostro giro ad anello si conclude qui. Faticoso, impegnativo certo, bisogna essere certamente ben allenati ma bello, molto bello.

Circa 9-10 ore totali di escursioni, comprese le 3 pause elencate al Rifugio Ombrega, Rifugio Santa Rita e Rifugio Falc. 30 km di camminata, dislivello importante tra salita e discesa di circa 2700 metri.

Animali che si possono avvistare: Camosci, marmotte, stambecchi, poiane e aquile.