Alpe Angeloga, Valle Spluga

L’Alpe Angeloga è raggiungibile facilmente da Chiavenna, Campodolcino e Madesimo essendo sulla strada che porta al Passo dello Spluga, famosissimo collegamento tra Svizzera e Italia.

L’escursione è di quelle estive, da ruscello, fiori e prati verdi.

La cosa bella di questa escursione è che con “solo” 1 ora e 30 di camminata, 1 ora e 10 se si ha buon passo, ci si ritrova a quota 2000 metri e oltre. Tutto ciò senza dover guidare su strade sterrate per chilometri e chilometri.

Di conseguenza direi che non è la tipica meta e gita di pura tranquillità e pace in piena estate ma se ci si incammina presto il mattino, vedrete che non sarà sicuramente affollata.

Il sentiero è praticamente una serie infinita di gradoni e tornanti, tutti ottimi per allenare gambe e fiato. (Quindi senza allenamento sarà abbastanza faticoso).

Il paesaggio è quasi sempre molto interessante, dapprima il torrente che costeggia il sentiero con qualche cascatella qua e là, poi i tornanti ci portano più in alto e il panorama ci regala scorci di alta montagna con il Pizzo Stella davanti e le cime dall’altro lato della Valle.

Il sentiero è tutto d’un fiato, si parte e si arriva senza mai rifiatare (personalmente qualche sali e scendi ogni tanto lo preferisco), e solo nel finale il paesaggio cambia.

Si arriva in una piccola valletta, con il torrente a fianco, vegetazione bassa e folta e sassi e rocce. Da lì parte una piccola rampa di rocce, molto interessante, quasi una collinetta da scalare ( in realtà di scalata non c’è nulla) per arrivare all’Alpe Angeloga.

Una volta raggiunta l’Alpe, lo scenario cambia parecchio. Il Pizzo Stella domina sulla destra, qualche nevaio resiste sui pendii, il Rifugio Chiavenna e il Lago Angeloga come attrazione principale.. Sentiamo qualche fischio di marmotta e ammiriamo le bellissime baite dell’Alpeggio.

C’è aria di relax qui, quasi irresistibile.

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Il Giro del confinale

Il Giro del confinale è un po’ come ricevere tanti regali, essere ansiosi e curiosi di scartarli in tutta fretta e non rimanere mai delusi.
Nessun regalo da riciclare ai prossimi compleanni.

La partenza da Niblogo, mattino ( quasi) presto, l’ascesa se così vogliamo chiamarla è quasi una passeggiata fino alla baita del pastore, una scampagnata lunga con occhi e sguardi verso le vette e gli alpeggi che a destra e sinistra ci accompagnano in valle.

La Val Zebrù è proprio bella. L’avrò pensato almeno quindici volte mentre camminavo in direzione Quinto Alpini.

E’ bella perché ci racconta tante cose. Tutte diverse. Tutte magnifiche.

Ci racconta i prati verdi scozzesi con qualche fischio di marmotta e i cervi a brucare o riposare. Ci racconta le rocce spesso a punta di una varietà di grigio che crea contrasti affascinanti. Ci racconta il fiume che scorre, le baite di legno..

Fino alla Baita del Pastore l’itinerario è molto rilassante. Ma poi..

Poi arriva il bello, o il brutto. Se ami la montagna direi il bello.

La strada sale, e sale forte. A volte le pendenze sono da “Mortirolo” per i ciclisti e ancor di più. Lo sguardo inizia ad abbassarsi, le cime che si aprono davanti per ora le lasciamo lì, qui contano molto le gambe e molto il fiato.

L’obiettivo della prima tappa, quasi sempre il Rifugio Quinto Alpini, ci dà la forza di proseguire e di spingere sulle gambe. Tutto intorno a noi ormai solo rocce, uno scenario quasi lunare o da Vulcano spento.

Lassù col tetto giallo il Rifugio Quinto Alpini sembra chiamarci. Sembra farci assaporare già un buon Tè caldo e una fetta di torta fatta in casa. Mannaggia a lui.

Iniziamo a vedere qualche stambecco, segnale che ormai siamo in alta quota, le ultime curve hanno pendenza importante, ma quando il Rifugio si palesa appena sopra di noi, le forze arrivano da sole.

Lo scenario che si presenta è pazzesco. Vette dappertutto, valli scoscese di nevai e rocce e un panorama da favola.

Si dorme al rifugio. In realtà si mangia, si beve e si dorme al rifugio.

La mattina seguente ci aspetta la seconda parte del nostro giro del confinale: destinazione Val Cedec e Valle dei Forni.

Per raggiungere le valli bisogna attraversare il Passo Zebrù, quota 3000 e qualcosa metri. Non male eh.

Perdiamo circa 200 metri di quota dal rifugio e prendiamo a sinistra un sentiero che in costa in circa un paio d’ore ci porta al Passo Zebrù. Il sentiero è quasi sempre largo a sufficienza, alcuni passaggi sono più esposti e sopratutto la roccia è molto franabile ( “al massimo sarà friabile, e comunque frana non è che fria”).

Con un po’ di attenzione e concentrazione si passano senza problemi.

Un solo canalino con catene ci separa dall’ultimo tratto prima del Passo. Anche in questo caso nulla di insuperabile, solo la solita attenzione che in montagna non deve mai mancare e un po’ di forza nelle braccia e gambe per superarlo.

L’ultimo tratto prima del Passo è stato a mio avviso il più bello, la strada si alza, si attraversa qualche ultimo nevaio (niente di che) per arrivare allo scollinamento.

L’idea di arrivare ai 3 mila, di guardare il panorama da lassù, di scoprire cosa c’è dietro, ti portano a stringere i denti o addirittura aumentare il passo.

E’ inutile raccontarvi la bellezza del panorama, non credo di aver mai visto così tanti ghiacciai tutti insieme dallo stesso punto di osservazione. Oltre che vette bellissime ( il Gran Zebrù) e due vallate dai mille colori.

Dal passo si scende a tutta corsa tra i tornanti del sentiero che porta al Rifugio Pizzini.

20-30 minuti e si arriva ai piedi del ghiacciaio del Cevedale.

La Val Cedec è particolare, molto intrigante e affascinante, sembra di stare così lontani da casa… in scenari quasi Argentini e Cileni. Il ghiacciaio imponente, una valle che un tempo lo fu anch’essa un ghiaccio, e si vede. Il Gran Zebrù che domina davanti, i tanti appassionati che arrivano in Mountain Bike o a piedi.

Dal Rifugio Pizzini si scende verso la Valle dei Forni e il Rifugio Forni, ultima tappa del nostro giro prima di rientrare in Valfurva.

Si può scendere da diversi sentieri, scegliamo quello “Panoramico”. Un sentiero di sali e scendi che per circa 40 minuti mantiene la stessa altezza e ci regala qualche marmotta, un laghetto alpino, erba verde e panorama sulla valle sotto.

L’ultimo tratto è in completa discesa, in circa 20 minuti si perdono 400 metri di quota e in picchiata si arriva al Rifugio Forni, dopo decine di tornanti e qualche mucca al pascolo.

La velocità con la quale si scende fa un po’ dimenticare di guardarsi attorno ma sarebbe più che consigliato, sulla sinistra là in alto il Ghiacciaio dei Forni,  e tutto intorno piccoli abeti e fiori che fanno molto Estate.

Insomma, che altro dire? Il giro del Confinale è proprio un bel regalo, una bella sorpresa, una bella conferma. Tutto ciò che è montagna è qui, tutto ciò che è Alpi è qui.

Tutto ciò lo abbiamo amato dal primo all’ultimo passo.

Al Rifugio Quinto Alpini

Una bella storia a 2877 metri di quota.

Avevo alte aspettative da questo rifugio e dallo scenario naturale in cui si colloca (nella stupenda Val Zebrù, tra Bormio e Santa Caterina Valfurva, nel Parco Nazionale dello Stelvio).

Beh lasciate perdere le aspettative. Essere lì è ancor più bello.

Le rocce imponenti, i ghiacciai, le nuvole che scorrono veloci, il fresco d’estate, il silenzio surreale, gli stambecchi che salgono le rocce e la Volpe amica del Rifugio.
A tutto ciò si aggiunge la bravura, la simpatia e la disponibilità di chi il Rifugio lo gestisce.

Consigliatissimo!

Sito Web Ufficiale

Al Rifugio Griera sul Monte Legnone

Escursione di mezza giornata per chi vive nei dintorni di Lecco, il lago e la Brianza.

Non per questo da sottovalutare.

Si parte da Pagnona, Val Varrone, tra Dervio e Premana. La salita si può percorrere interamente su strada sterrata Agro Pastorale con diversi tornanti, molti dei quali nei freschi boschi di Faggi e betulle e poi di Larici e Conifere.

Oppure si può scegliere di praticare i piccoli sentieri e tagli che si trovano tra un tornante e l’altro della salita.

Si sale a passo costante, nulla di difficile ma serve gamba e fiato perché il dislivello è comunque importante, circa 800 metri e la pendenza è quasi sempre la stessa.

Gli scenari più belli sono quando la strada nel bosco si intervalla ad alpeggi e prati verdi con vista sul Legnoncino, Legnone, Alpe del Giumello e parte di lago. Senza scordare le vette del versante di Como ( Bregnano, Pizzo Gino…).

La vegetazione è sicuramente la parte migliore di questo itinerario: molte felci nel sottobosco, tanti fiori, boschi di notevole bellezza con larici e faggi, e tanti animali da poter avvistare.

Se siete anche fortunati.

Una volta arrivati all’Alpe Campo si è praticamente arrivati alla meta. Nel periodo estivo qui pascolano centinaia di capre e altri animali (si può acquistare anche il formaggio), effettuando un duro “drittone” in mezzo ai prati e le balze dell’erba si raggiunge in pochi minuti il Rifugio Griera per godersi lo spettacolo del panorama (con vista anche sul Lago di Lugano.) in compagnia di una buona fetta di torta (ma buona davvero).

Tra marmotte , camosci e aquilotti, un luogo “vicino” ma sorprendente.